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Aristotele
Proposizioni vere e false
Non è [...] possibile che ci sia
qualcosa tra due proposizioni contraddittorie, ma è necessario affermare o
negare una cosa di un'altra, quali che esse siano. Questo risulta chiaro
quando si sia definito che cos'è il vero e che cos'è il falso. Infatti il
dire che l'essere non è, o che il non-essere è, è falso; il dire che
l'essere è, e che il non-essere non è, è vero: perciò chi dice "è"
o "non è" o dice il vero o dice il falso; ma né dell'essere né del non-essere si può dire "non è o
è".
Il principio di non
contraddizione
Il principio più sicuro di tutti
è quello intorno al quale è impossibile essere nel falso. Questo principio
è necessariamente il più conoscibile,[...] e non ipotetico, perché non è
una ipotesi il principio che deve necessariamente possedere chi voglia
comprendere una qualsiasi delle cose che sono, e quando si vuole arrivare a
conoscere qualcosa, è necessario possedere già ciò che si deve
necessariamente conoscere per conoscere una cosa qualsiasi. [...] È
impossibile che la stessa cosa insieme inerisca e non inerisca alla medesima
cosa e secondo il medesimo rispetto; e si aggiungano tutte le altre
determinazioni che si potranno aggiungere per evitare difficoltà di carattere
dialettico.[...]Nessuno può ritenere che la medesima cosa sia e non sia, come
alcuni credono che dicesse Eraclito.
Il bene dell'individuo
e il bene della città
Si converrà che su di esso verte la
scienza più importante ed "architettonica" in massimo grado; e tale
è evidentemente la politica.[...] e vediamo inoltre che sono subordinate a
questa le più apprezzate capacità, quali la strategia, l'economia, la
retorica; e poiché la politica si serve delle altre scienze pratiche e per
legge stabilisce inoltre che cosa si debba fare e da quali cose si debba
astenersi, il suo fine comprenderà anche quelli delle altre e, di
conseguenza, sarà il bene propriamente umano. Difatti se il bene per il
singolo individuo e per la città sono la stessa cosa, conseguire e mantenere
quello della città è chiaramente cosa più grande e più vicina al fine,
poiché tale bene è, sì, amabile relativamente al singolo individuo, ma
anche più bello e più divino in relazione ad un popolo e a delle città. E
dunque la nostra ricerca, che è una ricerca politica, è volta verso tali
obiettivi.
Giustizia ed eguaglianza
Perciò è chiaro che l’uomo è
un animale più socievole di qualsiasi ape e di qualsiasi altro animale che
vive in greggi. Infatti, secondo quanto sosteniamo, la natura non fa nulla
invano, e l’uomo è l’unico animale che abbia la favella: la voce è segno
del piacere e del dolore e perciò l’hanno anche gli altri animali, in
quanto la loro natura giunge fino ad avere e a significare agli altri la
sensazione del piacere e del dolore; invece la parola serve a indicare
l’utile e il dannoso, e perciò anche il giusto e l’ingiusto. E questo è
proprio dell’uomo rispetto agli altri animali: esser l’unico ad aver
nozione del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto e così via.
La definizione di "democrazia"
Il presupposto della costituzione
democratica è la libertà, tanto che si dice che solo con questa costituzione
è possibile godere della libertà, che si afferma essere il fine di ogni
democrazia. Una delle caratteristiche della libertà è che le stesse persone
in parte siano comandate e in parte comandino. [...]Questi dunque sono i
caratteri comuni a tutte le democrazie, e da quella che unanimemente si
concorda essere la giustizia secondo i canoni democratici (cioè che tutti
abbiano lo stesso secondo il numero) deriva quella che più di ogni altra
sembra essere democrazia e governo di popolo. L’uguaglianza consiste nel
fatto che non comandino più i poveri dei ricchi, che non siano sovrani i
primi soltanto, ma tutti secondo rapporti numerici di uguaglianza. E questo
sarebbe l’unico modo per ritenere realizzate l’uguaglianza e la libertà
nella costituzione.
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